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Corporazione - Accademia della Pioggia dei Pensieri

Sacrificio.

Una parola semplice. Il cui significato, malgrado sia tutt’altro che complesso, sfugge a molti. Incredibile come ci accusino della semplicità della nostra mente quando loro stessi non afferrano questo concetto cosi pieno di sacralità. Una missione, un dispaccio, una goccia di ceralacca e un sigillo. E un luogo molto lontano. Questo è sacrificio, che racchiude il nostro mondo e la nostra vita.

Questi erano i suoi pensieri quando udì il primo canto d’uccello notturno spezzare il silenzio selvaggio. Si stirò lentamente, un muscolo alla volta, dal collo forte fino alle dita artigliate dei piedi. Calava la sera, era ora di ricominciare a muoversi.
Si avvolse intorno il grande mantello da viaggio perché non si impigliasse nei cespugli e senza alcun rumore s’incamminò nella fitta boscaglia. Pochi momenti dopo non era altro che una fugace ombra che guizzava silenziosamente sotto le fronde, colta di tanto in tanto, e solo per un breve istante, dalla luce della luna che stava sorgendo.

Ci sarebbero volute ancora due notti per arrivare ai piedi delle montagne, e da lì altre dieci per giungere alla meta. L’andatura che aveva appreso dalla Fratellanza non era molto veloce, ma permetteva di coprire lunghe distanze, divorando una millia passum dopo l’altra senza stancarsi.

Sacrificio, pensava camminando lungo il sentiero ancestrale. E io ho sempre avuto e sempre avrò, insieme a tutti i miei Fratelli, l’onore di sacrificare me stesso su questo altare, la gioia di essere arrivato malgrado tutto, a dispetto di ogni imprevisto, adempiendo al mio dovere di messaggero.

Il suo pensiero corse spontaneamente alla Fratellanza. Coloro che non ne facevano parte la chiamavano la Corporazione delle Frecce della Natura. I suoi membri, tutti appartenenti alla dinastia dei Ferali… accompagnati ovunque dal nome di “bestie”. Dicono molte cose sul nostro conto, rimuginò tra sé. Parlano di come siamo rozze bestie… ci insultano in quanto animali e ci temono in quanto pericolosi. Disprezzati per le nostre sembianze, calunniati nei costumi della Fratellanza, considerati peggio che cani idrofobi. Bestie. Taluni ci accusano anche di essere facilmente ghermiti dalla follia… un’antica colpa che da sempre perseguita le nostri stirpi. Come se il corpo forgiasse l’animo, e non il contrario… Ma mentre la gente ama sparlare di come meno di una decina tra i miei Fratelli persero la ragione, sempre si dimenticano di come Noi non conosciamo fallimento, né sconfitta, né ostacolo, non parlano degli enormi sacrifici che ogni giorno affrontiamo in nome del nostro sacro compito.

Bestie.

Ancora una volta, come sempre, il pensiero di quell’appellativo si tramutò in una smorfia e per un attimo le sue zanne rifulsero di luce lunare.

Poi la rabbia si spense. Ricordò che gli stessi che rivolgevano quelle accuse si affidavano unicamente alla corporazione delle Frecce della Natura per portare messaggi, documenti, lettere e notizie da una città all’altra attraverso le terre selvagge. Solo le Frecce della Natura potevano offrire vie di comunicazione sicure. La società degli arroganti umani si reggeva, in realtà, sulle spalle dei disprezzati Ferali.

D’un tratto fu di nuovo acutamente cosciente del mondo che lo circondava. Aveva colto un lieve movimento tra la vegetazione. In un istante la sua possente figura scomparve come un’ombra silenziosa nella notte.

I sensi completamente tesi, rimase perfettamente immobile per un lungo momento.

Sì, eccolo. Proprio sulla via tracciata dagli antenati.

Riconobbe la minaccia dall’odore: non era un altro Ferale, e neppure un animale… era un essere umano. Chissà com’era giunto fin qui. Oh, bé. Non aveva importanza, dopotutto.

Aveva una missione da svolgere. Come per ogni membro delle Frecce della Natura, il suo dovere era portare il messaggio a destinazione in modo rapido e sicuro, o morire nel tentativo. Nulla e nessuno poteva frapporsi.

Valutò per bene la distanza e spiccò un balzo, zanne e artigli straziarono pallide carni…

Si rimise in viaggio. Albeggiava già. La lettera riposava intatta al suo fianco, nel tubo di ottone.

 

“Il Cristallo dell’Aleph”
estratto dal manuale del giocatore per torneo “Ara Octavius – Torri di Nebbia”

Corporazione - Accademia della Pioggia dei Pensieri

Benvenuto, mio stimato parente. Accomodati. Gradisci un cordiale? Spero di non averti arrecato troppo disturbo convocandoti con così poco preavviso. Ma vorrei scambiare qualche parola con te in merito agli affari. No, no – non c’è bisogno che ti alzi, questo non è un vero incontro di lavoro. Si tratta soltanto di una chiacchierata informale, in fondo siamo parenti, no? Vorrei soltanto che tu mi aggiornassi sugli ultimi risultati relativi agli obiettivi economici che ti ho assegnato per quest’anno. Sì, capisco che hai dovuto sostenere delle spese extra per il controspionaggio. E naturalmente mi rendo ben conto che affidarsi a qualcuno di diverso dalle bestie per mandare la richiesta di pagamento supplementare abbia comportato un ritardo eccessivo nella consegna del messaggio, anche se era un buon espediente per non dare nell’occhio. Tuttavia mi è giunta voce che gli affari che ti ho affidato stiano languendo, e vorrei conoscere più in dettaglio la situazione. Certo, certo – la scelta più prudente per non far scoprire la tua manovra era quella di ritardare la consegna all’intermediario per Kharinholos, mi rendo conto. Di conseguenza, la riduzione del margine di profitto e la restituzione di una parte degli interessi non poteva più essere evitata. La prudenza è qualcosa di apprezzabile in certe situazioni. Come fonte di ispirazione per le tue prossime mosse, tuttavia, permettimi di ricordarti alcuni punti del Manifesto dell’Acquisizione, che tutti i membri della nostra famiglia conoscono:

“Chi è destinato a gestire l’impero del denario non può permettersi di essere un vigliacco, perché i vigliacchi non hanno intraprendenza e senza intraprendenza non si può essere dei vincenti nel nostro mondo.

Non esiste cosa che non abbia un prezzo, e non esiste prezzo che Noi non possiamo pagare.

Con la stessa maestria con la quale da quell’unico filo hai realizzato il tuo essere Prezioso Fuso, devi trovare l’Unico filo del mondo col quale tessere la trama e l’ordito che garantiranno ricchezza.”

Questi insegnamenti plasmano l’anima. Concordo con te, non sempre è facile mettere in pratica questi dettami. Perciò ho pensato anche di indicarti un esempio concreto che possa aiutarti nelle tue valutazioni.

Aestas non era un vigliacco, sapeva bene che non doveva affidare ad altri compiti ai quali poteva adempire da solo.

Aestas era un abile mercante. Si dice che soleva ripetere:”Per raggiungere una meta ci sono sempre diverse strade, ma il buon mercante e colui che riesce a trovare quelle che ti garantiscono di raggiungere il tuo risultato è tra queste quella che costa di meno”.

Seguendo questi insegnamenti ha sempre agito: aveva trovato il suo Unico filo della ricchezza… con una cena, una bottiglia di buon vino e un’ampolla dal contenuto opaco e del colore dell’abisso ha tessuto la trama che ha avvolto e avvinghiato il suo rivale, depredandolo di ciò che gli aveva indebitamente sottratto: Kharinolos, regina del Lago e del commercio.
“Gestisci i mercati pubblici di Kharinolos e il dio denario che circola per il mondo passerà sempre tra le tue dita…continuamente…sotto il tuo controllo” era una delle sue massime. Tuttavia, a volte ci sono circostanze che vanno al di là della nostra capacità di affrontarle. Comprendo bene la tua situazione. Lasciami suonare il campanello, mio caro: i miei domestici si prenderanno cura di te con ogni riguardo e ti condurranno al compenso che ti ho fatto prepapare appositamente per riconoscerti i risultati della tua gestione.
Uccidetelo – con ogni riguardo.

 

“Il Cristallo dell’Aleph”
estratto dal manuale del giocatore per torneo “Ara Octavius – Torri di Nebbia”

Ed ecco un altro estratto dall’ambientazione maeander in grado di calarvi nel gioco di ruolo interpretativo del torneo Ara Octavius del 15 Maggio 2011 a Mortara.



 

Corporazione - Bilancia degli Dei

“[...] La corporazione della Bilancia degli Dei esiste da tempo immemore, essendo la sua creazione assai anteriore a quanto generalmente si consideri. La sua strutturazione e la formalizzazione dei suoi compiti istituzionali avvennero in epoca pre-Trattato.
Fonti ufficiali ancorché difficilmente accessibili ad un pubblico meno che privilegiato permettono di collocare con precisione questo evento nell’anno 5 della Datazione Obsoleta (si consulti l’Atto di Riforma del Tempo, promulgato dalla XIV sezione della Commissione Legislativa della Corporazione della Bilancia degli Dei per ulteriori informazioni su questo metodo di datazione). In tale anno, a seguito delle intervenute necessità di snellimento dell’amministrazione centrale, fu deciso e ufficializzato il passaggio di giurisdizione, accompagnato da corrispondente attribuzione di risorse e personale, dalla Corte Imperiale del Diritto e della Legge alla neocostituita Assemblea Giuridica Permanente. Come primo atto ufficiale, la nuova istituzione provvide ad abolire la Corte Imperiale del Diritto e della Legge ed a modificare contestualmente la propria denominazione in Corporazione della Bilancia degli Dei.
[…] Rimane tuttavia da notare che, secondo alcuni riferimenti storici di incerta datazione, i primi nuclei della moderna Corporazione sarebbero assai più antichi e risalirebbero ad un corpus di legislatori ed uno di amministratori di giustizia separati, esistiti in era preimperiale. Tale assetto giurisdizionale, ovviamente, risulta al magistrato di oggi assai obsoleto, primitivo e di limitata funzionalità, a causa dei costanti conflitti di competenza e di interpretazione del codex tra i membri del sistema.
[…] Riferendosi quindi in ogni caso all’istituzione direttamente precedente alla Corporazione della Bilancia degli Dei, si può senza alcun dubbio affermare che l’interpretazione autentica dello scopo dichiarato nei suoi atti fondativi fosse quello di produrre legislazione coerente con se stessa, sanare le difformità in essere, definire criteri stabili di regolamentazione della vita pubblica e privata sia individuale sia collettiva e dirimere i conflitti tra soggetti civici in completo accordo con la legislazione vigente.”

L’Avvocato depose il vetusto trattato di storia del diritto che era riuscito a sotterrare dalle viscere dell’archivio del Tribunale ed ebbe un ghigno. Quell’incompetente, pensò, ha sbagliato nella sua requisitoria. Lo farò condannare per aver mentito al processo.

L’Avvocato si alzò portando via con sé il libro. Pregustava già nella sua mente il cavillo legale con il quale avrebbe tolto di mezzo il suo collega, aprendosi le porte di un nuovo e più prestigioso ruolo nella Bilancia degli Dei, e non si accorse che una pagina si era staccata dal libro ed era scivolata a terra. Non seppe mai che era la pagina seguente a quella che aveva appena letto.

“[...] La ragione per cui tale istituzione fu smantellata, a dispetto degli alti scopi e del suo chiaro ruolo di fondamento della tradizione giuridica moderna in tutte le terre dell’Impero, risiedette nella impossibilità da parte di qualsiasi altra istituzione, ivi inclusa Sua Maestà Imperiale, di impedire che la legiferazione e la giurisdizione venissero piegate ad interessi particolari e personalistici, all’accumulo di potere da parte di funzionari la cui posizione non era direttamente influenzabile dagli accadimenti politici ed istituzionali.
In tal modo furono possibili discrezionalità e corruzione, e fu la stessa Corona Imperiale a comprendere che l’amministrazione della giustizia era in rapida corsa verso la totale arbitrarietà della funzione e verso la distruzione di ogni altro soggetto sociale, culminando quindi nell’autodistruzione.”

 

“Il Cristallo dell’Aleph”
estratto dal manuale del giocatore per torneo “Ara Octavius – Torri di Nebbia”

Corporazione - Accademia della Pioggia dei Pensieri

“Benvenute, nuove desiderose menti!”

Ancora una volta il medesimo esordio da parte del Rettore per la cerimonia di apertura.

“E ben tornati a voi, volonterosi di conoscenza. Oggi ci troviamo qui per inaugurare un nuovo anno accademico. Com’è tradizione il corpo docenti rinnoverà il proprio giuramento.”

Un fragoroso coro di voci echeggiò all’unisono, come se tutti i Professori dell’Accademia stessero recitando una litania religiosa.

“[...] e il libero pensiero sia sempre sovrano alle nostre azioni.”

Per qualche secondo l’intera aula magna restò nel più completo silenzio: i docenti ancora impettiti e schierati vicino al rettore osservavano con aria di austera approvazione quanta solennità e rispetto gli studenti stessero dimostrando verso quelle parole, cercando di farle proprie.

Poi il rettore ruppe il silenzio: “Bene… e ora, prima che vi incamminiate lungo il sentiero del sapere, vorrei che faceste un applauso a Caela Xeloia, una donna che ha percorso il vostro stesso sentiero con rara caparbietà dimostrando di possedere un intelletto brillante”. Fu allora che venni praticamente spinta avanti da uno dei docenti anziani dell’Accademia; il Rettore mi strinse le mani accennando un inchino. Un sorriso sincero comparve sul suo volto. “Con l’augurio che questo non sia un punto d’arrivo ma solo un nuovo inizio, la nomino ufficialmente Docente dell’Accademia della Pioggia dei Pensieri!”

La mia prima lezione, subito dopo, fu il passo più difficile di quella giornata. Considerato che era il primo incarico sapevo che mi era stata affidata una classe di novizi e di certo potevo anche immaginare, o meglio ricordare, i timori che ogni studente all’inizio del proprio corso di studi prova nel cuore in quei momenti, ma mai mi sarei immaginata di trovare una classe così timida e titubante.

Dopo i primi infruttuosi tentativi di stabilire un dialogo con i miei studenti, decisi di prendere il toro per le corna: “mettete via immediatamente lo stilo e il calamaio e seguitemi nel chiostro”. Pur con la perplessità dipinta sui loro volti mi seguirono senza fiatare.
Aprendo la fila di quella gita improvvisata scesi le scale della torre Eburnea, attraversai il vasto atrio e infilai velocemente la porta che conduceva al chiostro. Mentre un leggero brusio cominciava a palesarsi tirai fuori un piccolo libricino e lessi uno dei miei passi preferiti:

“’A volte mi chiedo se la loro sapienza possa mai terminare, ogni qual volta che accade mi concedono sempre generosamente la prova del contrario, da loro posso trovare qualsiasi cosa che possa mai cercare, possiedono segreti che nemmeno a volte nemmeno riesco ad immaginare’ … secondo voi a cosa si riferiscono queste parole?”

Fu di nuovo silenzio, silenzio e perplessità. “Beh, nessuno ha idee a riguardo?”

Iniziai ad analizzare i loro sguardi, uno per uno. Alcuni sembravano veramente smarriti nei loro pensieri, altri avevano soltanto paura a dire ciò che pensavano. “Forza…non è un’interrogazione questa, non ci saranno votazioni a riguardo”.

Finalmente uno di loro prese coraggio: “Parlano…dei saggi?!” azzardò. “Finalmente qualcuno che esprime il proprio pensiero!” risposi sorridendo, e con quel sorriso i visi dei miei studenti si distesero. “Tu dici che si parla di saggi… potrebbe anche essere… qualcuno ha altre idee?” Un’altra voce si fece allora udire. “Si parla di libri, lo so perché ho letto anche io quel libricino!” Colsi immediatamente l’occasione che mi si offriva: “Oh bene! Hai questo libro… e mi dici che si parla di libri… allora vediamo se hai ragione: se io dicessi ‘è un’assuefazione potentissima, una dipendenza parassitaria che mi affligge e mi travolge completamente, non riesco a vivere senza di loro’. Siete tutti d’accordo che si sta parlando di libri?”

Fu allora che rimasi spiazzata. Una vocina da bambina, una ragazzina scarmigliata, quasi completamente nascosta dalla cerchia dei compagni che pian piano si erano avvicinati a me, prese parola per la prima volta.

“ I libri sono solo un mezzo fisico, quello di cui sta parlando realmente è la passione. È lo stesso autore che lo afferma all’inizio del suo racconto, seppur in forma velata. Spero di non ricordare male, eventualmente mi corregga lei professoressa Xeloia: ‘E invece sono tutti fermi, silenti, in attesa di un amante che accenda in loro la passione bruciante di un tempo, condannati ad un’eterna solitudine se non fosse per i pochi prediletti in grado di apprezzarne la personalità di individui tanto particolari.’”

Un silenzio attonito colpì tutti, me compresa.

 

“Il Cristallo dell’Aleph”
estratto dal manuale del giocatore per torneo “Ara Octavius – Torri di Nebbia”

Ed ecco un altro estratto dall’ambientazione maeander in grado di calarvi nel gioco di ruolo interpretativo del torneo Ara Octavius del 15 Maggio 2011 a Mortara.



 

Corporazione - Ordine della Lama Scarlatta

IV-II-VIII

Una nuova alba sorge ad est dell’accampamento ed ormai i nostri uomini sono stanchi. Da giorni stanno combattendo una battaglia che non regala né vittorie né sconfitte, soltanto stanchezza e tanto rancore. I soldati, come di consuetudine fanno ogni mattina, pregano affinché possano vedere le luci del tramonto, e dopo questo breve rito, indossano le loro sporche ed ammaccate armature e si preparano.
Il sole pian piano sale nel cielo, e lungo questa pianura si scorgono le tende dell’accampamento nemico, come noi anche loro in marcia per affrontarci, loro che hanno avuto l’ardire di invadere il nostro regno, loro che hanno versato sangue innocente nel loro cammino, loro di potenza pari alla nostra.

Ancora un turno di ronda. E’ il terzo questo mese, e me ne mancano ancora due. Odio girare per le strade, ma fa parte dei miei doveri. Anche oggi.
Anche oggi il giro è cambiato: come al solito niente vicoli, eppure dovremmo vegliare soprattutto su quelli. Ma non è mio compito decidere certe cose, il mio compito è difendere, proteggere e rassicurare… o per lo meno così dicono. Anche se a volte ho l’impressione di essere solo uno spauracchio in mano a giudici arroganti, manipolato da avidi mercanti, o peggio ancora pedina di sporchi intrallazzi di chissà quali giochi di potere.
E’ uno schifo, ma cerco di fare del mio meglio. Voglio fare del mio meglio, è una cosa che ho da sempre, il desiderio di proteggere i deboli, di sconfiggere le ingiustizie… ma non sempre il compito assegnatomi è questo. Anzi.

In testa al nostro esercito il nostro generale, forgiato da un numero talmente elevato di battaglie che solo le cicatrici sul suo corpo ne fanno dedurre la sua anzianità, cipiglio fiero, come di colui che ha visto in faccia la morte, ma è qui tra noi per raccontarlo; e dall’altra parte il suo nemico, sembrano quasi uguali nel portamento e nello sguardo, per un attimo si cercano come a volersi dire chissà cosa e poi un urlo: ALL’ATTACCO!!!
Una nuova battaglia inizia oggi, cruenta, violenta senza un barlume di regola, un ammasso di uomini che cerca di sopravvivere uccidendo quelli intorno, e si vedono volare fendenti, armi, braccia, teste; eppure il nostro esercito sembra agire in una certa maniera, seguendo una logica di combattimento, una specie di ordine…

Inizio la ronda, percorro tutta la via dei mercanti, lastricata di pietra e lacrime, piena di uomini per bene, effeminati sciacalli che calpestano gli altri, i vestiti di raso e seta che cercano disperatamente di nascondere ed abbellire i corpi flaccidi. Quante famiglie hanno rovinato per la loro sete di ricchezza… Eppure io sono qui a difendere anche loro. La loro arroganza, il loro stuolo di lacchè che li seguono come cani fedeli, a raccogliere ogni briciola che lasciano cadere dall’orlo del borsello.
Cammino impettito e rigido, come impone l’immagine, ma quello che vedo non mi piace. Ovunque si guardi c’è ostentazione, e falsità, ma non solo quello… nei punti d’ombra delle vie laterali,dietro ad ogni telo, ci sono i veri abitanti della città. La gente che con un solo anello di quelli in mostra sulle grasse dita di uno qualsiasi di uno dei mercanti, potrebbe mantenere la propria famiglia per mesi. Ragazze che concedono le proprie grazie per pochi assi pur di sfamarsi.
Ma io sto veramente difendendo le persone giuste?
Finisce la via dei mercanti, e mi ritrovo sulla via principale della città. La strada è un po’ sconnessa, e la vita notturna è meno intensa che nella via precedente. Di tanto in tanto incrocio qualche ubriaco, o un passante occasionale.

Quando il sole è ormai alto nel cielo, la battaglia infuria ancora. L’erba non si nota ormai più, solo corpi di persone che hanno sacrificato la loro vita per un’ideale, e la loro ricompensa sarà quella di essere banchetto per i corvi; e loro che continuano a menar fendenti, a destra e a manca,si vede qualcuno che esulta, chi urla dal dolore, chi semplicemente cade a terra ormai senza vita, purtroppo questa è la guerra.
Mentre la battaglia infuria un urlo, più forte e deciso degli altri, interrompe qualsiasi attività bellica,facendo girare tutti i guerrieri in una sola direzione, e li in piedi come un eroe, il nostro generale con in mano la testa decapitata del generale suo avversario, la tiene come fosse un trofeo, un cimelio di una rarità unica, la alza al cielo urlando: LA VITTORIA E’ NOSTRA!!!

Se prima ero invisibile, ora sono un faro nella notte. Al mio passare le voci si spengono, gli sguardi si fanno furtivi ed ostili. Vorrei fermarmi a dirglielo, che sono qui per proteggerli, ma non mi starebbero a sentire. Alla lunga, quest’ostilità ti logora, di indurisce… alcuni di noi sono costretti dai superiori a girare senza lama della spada, per evitare che in un impeto d’ira trafiggano un qualche poveraccio per l’ennesimo sguardo storto. Io non sono tra quelli, ma quegli sguardi pesano addosso più di quanto sappia dire.
Per tutta la via principale, per andare alla cinta muraria, incontro solo un’altra lama. Siamo proprio ridotti, con la guerra alle porte, con le missioni di scorta e tutto il resto, alla fine a badare alla sicurezza cittadina siamo decimati… E’ anche per questo che è richiesto di farsi sempre vedere, di far sentire la propria presenza, in modo che la popolazione non si faccia venire strane idee. Quando sono entrato tra le lame scarlatte, mi immaginavo ben altra vita. Volevo essere il pastore che teneva il gregge al sicuro, non il cane ringhioso che gli impediva di disperdersi con morsi e terrore… ma forse crescere significa proprio questo, vedere i propri ideali sciogliersi al crudo sole della realtà.
Devo smetterla di perdermi in questi pensieri, andrà a finire che mi deprimo e mi ubriaco un’altra volta… così mi becco un altro richiamo e pensare che sono una lama da appena tre mesi.
Ho ancora il giro delle mura, e poi potrò allungare i piedi sotto il tavolo e bermi un goccetto o due dell’aceto che ci passano per vino in caserma. Stanotte mi tocca il turno di guardia alle carceri, penso che dormirò della grossa, intanto non succede mai niente lì.
Mah… m’è sembrato di vedere un’ombra in uno dei vicoli che portano al porto… ma è uno di quelli segnati in rosso, non ci devo andare… eppure ho visto qualcosa. Resto un po’ a fissare il buio, e poi sento un gridolino soffocato. Non dovrei… potrebbero richiamarmi… Maledizione, che facciano quello che vogliono, lascino per una volta almeno che difenda chi ne ha veramente bisogno!

Come in risposta centinaia di lame si levarono al cielo, rese scarlatte dal sangue versato, e con un urlo i nostri eroi si riversarono come un fiume in piena sugli avversari, con una luce negli occhi diversa, quella di coloro che sanno di avere già vinto.

Il vicolo mi scorre veloce ai lati. Schivo immondizia ed altri detriti correndo su una strada sconnessa, mentre i muri lerci sembrano incombermi addosso… forse… sì! La vedo! C’è una figura accovacciata sul in mezzo al vicolo, sembra muoversi appena, che sia ferita?
Voglio aiutarle quel povero disgraziato, proteggere il mio gregge, voglio guardarmi allo specchio e vedere un eroe… ma dov’è l’aggressore? Rallento e mi guardo in giro… forse è già scappato.
Arrivo finalmente sul corpo rannicchiato, ma ora è rigido, si sente il respiro pesante, temo che sia ferito, ma forse lo riesco a portare da un medico, mi chino su di lui e lo tocco sul mantello di lana grezza.
- Serve aiuto?
mi sento parlare, come se fosse la voce di qualcun’altro. C’è un che di gorgogliante nella mia voce, ma la mia attenzione è attratta da un’altra cosa. Sotto il mantello c’è stato qualcosa… un movimento, o forse un fremito, durato un attimo.
Sento odore di sangue in mezzo al puzzo di piscio e vomito del vicolo, continuo a toccarlo ovunque, ma non sento umido, il suo braccio mi intralcia, e la luce, già fioca, sembra affievolirsi.
Cerco di spostagli il braccio puntato verso di me, per poter tastare meglio dov’è che è stato ferito, ma quando ci provo sento una fitta alla gola. Abbasso gli occhi ed il riflesso di una lama mi abbaglia. D’un tratto mi sento debole, sento freddo, i senti pian piano mi abbandonano… finalmente, mentre perdo l’equilibrio gli vedo gli occhi… freddi e ostili.

Quando il cielo si tinge di rosso per via del sole al tramonto, la battaglia è ormai conclusa. Il nostro esercito è in piedi vincitore, e la quasi totalità di quello avversario invece giace a terra. I pochi superstiti si sono arresi di fronte alla nostra immane forza, ed incatenati verranno condotti in prigione.

Alla fine non ci sono riuscito ad avere nemmeno uno sguardo di gratitudine… non voglio cadere con la faccia nello sporco, mentre cado sento una mano che mi gira la faccia, ma sono troppo stanco, dormirò un poco.

Un’altra battaglia vinta, un’altra medaglia sul nostro petto.

 

“Il Cristallo dell’Aleph”
estratto dal manuale del giocatore per torneo “Ara Octavius – Torri di Nebbia”

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